540 modelli
Olivetti
Macchine da scrivere
Sono diversi gli inventori ai quali la macchina per scrivere viene attribuita, spesso di diversa nazionalità, ma sicuramente è inequivocabile associare il precursore della macchina da scrivere, il tacheografo, all’inventore di Cilavegna (PV) Pietro Conti.
Questo primo esempio di macchina per scrivere sarà poi il modello al quale Giuseppe Ravizza farà riferimento per la realizzazione del suo prototipo, il Cembalo Scrivano.
In Italia si ha notizia di una macchina per scrivere funzionante nei primi anni del XIX secolo. Nel 1802 a Fivizzano (MS) il conte Agostino Fantoni inventò una preziosa stamperia e cioè una macchina per scrivere, che fù la prima o una delle prime al mondo, a stampare in modo simile a quanto fa una moderna macchina per scrivere. Alcune di queste lettere che sembrano scritte veramente da una moderna macchina per scrivere si possono vedere e consultare presso l’Archivio di Stato di Reggio Emilia. Le lettere sono impresse con un inchiostro tipo carta carbone quindi anche in questo esiste un primato, ovvero l’uso della prima carta carbone. Quello che è singolare è che il conte Agostino Fantoni inventò la macchina per la sorella Carolina diventata cieca (anche Pietro Conti, nel 1823, reclamava il suo strumento utile ai ciechi).
Anche Giuseppe Ravizza, al quale viene comunemente attribuita codesta invenzione, nel 1846 e cioè più di quaranta anni dopo, propagandava la propria invenzione di questa macchina, brevettata come Cembalo Scrivano, per motivi umanitari, cioè per far scrivere i ciechi.
Per comprendere chi sia l’inventore della macchina per scrivere è necessario, per quanto possibile, affidarsi ai documenti che sono giunti a noi: a favore del Ravizza c’è il brevetto registrato, mentre a favore del Fantoni, oltre alle lettere, non c’è nessuna testimonianza, poiché la macchina ( preziosa stamperia ) fu distrutta, ritenendola cosa inutile, dagli eredi di Pellegrino Turri, l’ingegnere amico che l’aveva perfezionata.
Un’altra persona a cui è stata attribuita l’invenzione della macchina da scrivere è Peter Mitterhofer, nativo di Parcines in Alto Adige.
La produzione industriale
La macchina per scrivere Sholes and Glidden (conosciuta anche come Remington No. 1) è stata la prima macchina per scrivere di successo commerciale: nel 1865 Philo Remington, trasformò in società per azioni la E.Remington and Sons, fabbrica d’armi, e volle diversificare la sua produzione. L’inventore statunitense Christopher Sholes, con l’aiuto dello stampatore Samuel W. Soule e del meccanico dilettante Carlos S. Glidden, provò a progettare una macchina per scrivere a partire dal 1867. Soule abbandonò subito dopo il progetto e venne sostituito da James Densmore, che comprò il brevetto e ne finanziò lo sviluppo.
Dopo alcuni tentativi di produzione in serie falliti, la macchina venne rilevata nel 1873 dalla E. Remington and Sons e raggiunse la commercializzazione, dopo alcune rifiniture apportate dai nuovi proprietari, il 1º luglio del 1874. L’importanza degli standard di posizionamento dei tasti, per esempio: QWERTY, QWERTZ , QZERTY, AZERTY, C‘HWERTY), per dattilografare a memoria e in secondo luogo per facilitare l’alternarsi ergonomico di mano destra e mano sinistra, è da allora sempre stata fondamentale, e tale rimane. Nei primi modelli meccanici ed elettro-meccanici era presente una tastiera i cui tasti di scrittura premuti azionavano il corrispondente martelletto in grado di trasferire l’inchiostro da un nastro alla superficie della carta. A questo seguiva immediatamente l’avanzamento di uno scatto del carrello sul quale stava il foglio di carta, che veniva così posizionato in modo corretto per la stampa del carattere successivo. Era inoltre comune l’utilizzo della carta carbone, che consentiva di ottenere più copie conformi all’originale con una sola operazione di battitura. Gli accessori di uso più frequente erano la gomma (a forma di sottile dischetto, per rimuovere con precisione l’errore), e il bianchetto (per coprire gli errori, e, dopo una rapida asciugatura, poter battere il carattere opportuno).
Successivamente nacquero le macchine elettroniche con elemento unico di scrittura (inizialmente a sfera, detta anche pallina o testina, ed in seguito a margherita), tasti con modalità sbianca-errori e display. Ciò permetteva di variare il carattere, sostituendo la sfera o la margherita, di applicare uniformemente la pressione e l’intensità dell’inchiostro, e di correggere gli eventuali errori di battitura dopo o prima della stampa. La prima macchina per scrivere elettrica, la Cahill, venne prodotta nel 1900.
Olivetti M1 è stata la prima macchina per scrivere prodotta industrialmente in Italia su progetto di Camillo Olivetti.
Apparentemente assomiglia ad una macchina per scrivere prodotta da Underwood, ma ha dentro di sé una lunga serie di perfezionamenti e brevetti che la rendono particolarmente originale, facendone una degna capostipite di tutta la futura produzione Olivetti. La nascita della M1 si deve ai due viaggi che Camillo Olivetti fece in America. Il primo viaggio, nel 1892 , avvenne al seguito del suo insegnante Galileo Ferraris dopo la laurea in ingegneria elettrica. Nei due anni in cui fu assistente nel reparto di ingegneria elettrica dell’Università di Stanford, Olivetti venne a conoscenza di tutta una serie di tecnologie in rapido sviluppo, comprese quelle relative alle macchine per scrivere ed i metodi necessari per realizzarle. Nel 1904 Olivetti, con due suoi amici Gatta e Ferrero, decise di aprire una fabbrica a Milano, fabbrica che poi trasferirà ad Ivrea nel 1908. In quell’anno Camillo Olivetti affronta un secondo viaggio in America al fine di meglio comprendere le tecnologie necessarie per la produzione delle macchine per scrivere. In occasione dell’Esposizione internazionale di Torino del 1911, Olivetti presenta le prime due macchine modello Olivetti M1. Nello stesso anno l’azienda vince la prima importante commessa di 100 macchine per il ministero della Marina. Nel 1912 si assicura anche una grande commessa per il ministero delle poste e dei telegrafi. A livello pubblicitario, il primo lancio della macchina avvenne con un manifesto creato da Teodoro Wolf Ferrari, in esso si vede in primo piano la macchina. Dietro di essa, un severo Dante Alighieri punta decisamente il dito su di essa. Lo stile del manifesto è semplice ed elegante, e si lega in modo evidente ad alcune visioni commerciali del progettista della macchina.
Una macchina per scrivere non deve essere un soprammobile, sovraccarico di elementi decorativi , deve avere un aspetto sobrio ed allo stesso tempo funzionale ed elegante
Camillo Olivetti
La M1 porterà tutta una serie di innovazioni che accompagneranno la produzione Olivetti negli anni successivi, quali:
– l’inversione automatica del nastro avviene tramite un occhiello inserito alle due estremità del nastro stesso, tale occhiello, facendo presa su di una leva a cavallo del nastro, fa sì che questa faccia scattare il meccanismo di inversione del trascinamento del nastro stesso.
– Il selettore di colore del nastro viene posto sulla parte anteriore della macchina, in posizione comoda e intuitiva.
– Il meccanismo del margine ha una soluzione originale: quando il giusto margine è stato raggiunto, una leva a cui è fissata una spina di gomma è spinta davanti e ne impedisce l’ulteriore scrittura.
Caratteristiche costruttive: La Olivetti M1 è una macchina da scrivere meccanica dotata di 42 tasti, corrispondenti a 84 segni, in configurazione AZERTY. In aggiunta ai 42 tasti (disposti su 4 file) la macchina presenta 8 tasti per la tabulazione e una barra spaziatrice. Ha un telaio portante in ghisa con lamierini di copertura, ed è stata prodotta unicamente in colore nero. Ha una lunghezza di 37 cm, una profondità di 41 cm e un’altezza di 26 cm. Il suo peso è di 17 kg.
Produzione: Particolare del cinematismo di 4 tasti della M1 In totale sono state prodotte circa 6000 macchine nel periodo che va da 1911 al 1920 (Su queste macchine, le prime due cifre del numero di serie indicano l’anno della fabbricazione). Nel 1920 la M1 verrà rimpiazzata dal successore modello Olivetti M20.
Collezionismo: La Olivetti M1 è una delle macchine per scrivere più ricercata dai collezionisti, vista la sua rarità. È molto ricercata per la sua costruzione solida e per essere uno dei primi modelli a consolidare la reputazione di Olivetti nel settore
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